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Luca Vitone Naviga Verso Sant’Elena: Diario di Bordo del Viaggio in Barca nell’Oceano Atlantico

Quarantatré giorni in mezzo all’Atlantico, senza una terra in vista. Il mare ondeggia lento, la vela si gonfia al vento, e intorno un silenzio così denso da far pensare che il tempo si sia fermato. Luca Vitone e il suo equipaggio hanno lasciato alle spalle i porti familiari di Capo Verde, spingendosi verso Sant’Elena, attraversando un tratto di oceano dove ogni giornata si trasforma in un racconto fatto di imprevisti e incontri inattesi. L’aria del mattino è fresca, carica di una tensione palpabile: la zona di convergenza intertropicale si avvicina, con i suoi cambiamenti repentini e l’attesa di quindici giorni di navigazione senza terra all’orizzonte. Una prova dura, per il corpo e per lo spirito.

Dalla partenza alle Canarie: tra soste, imprevisti e panorami mediterranei

Il viaggio è partito con una lunga sosta nella baia di Praia, a São Tiago, il capoluogo di Capo Verde. Tre giorni ancorati per sistemare problemi tecnici al serbatoio del gasolio: una rogna, sì, ma indispensabile per andare avanti senza intoppi. La calma del mare e un vento costante intorno ai 9 nodi hanno poi accompagnato la ripresa della rotta, con una media di circa 5 nodi e una posizione a metà giugno di 12°53’ nord e 22°25’ ovest. Prima di arrivare qui, però, il percorso aveva già toccato luoghi carichi di storia e natura: dal cantiere di Carrara Marittima all’Elba, dove sono state girate sequenze nei luoghi legati a Napoleone, fino a Minorca con il porto di Mahon, che ha offerto un breve ma intenso stop di due notti a bordo. Poi la rotta ha puntato verso il sud della Spagna, fino a La Línea de la Concepción, al confine con Gibilterra.

Gibilterra si è rivelata meno esotica del previsto, più un crocevia commerciale che un angolo fuori dal tempo. Le famose bertucce, le uniche scimmie selvatiche d’Europa, vivono isolate in cima al monte, nutrite dai turisti che cercano di fotografarle in pose impassibili. Un contrasto netto con l’idea di natura selvaggia che ci si aspetterebbe. Ogni tappa ha portato nuove sfide: dall’incontro con Carlo Antonelli all’Elba, alla gestione dei problemi tecnici dopo il passaggio delle Colonne d’Ercole, fino alle quattro notti in mare che hanno condotto l’equipaggio alle Canarie, precisamente ad Arrecife, nella Marina di Lanzarote.

Tenerife: cultura e convivialità con l’artista Giovanni Ozzola

Tenerife ha rappresentato una pausa di respiro e confronto. Nel porto di Santa Cruz, l’equipaggio ha incontrato Giovanni Ozzola, artista che vive sull’isola da circa dodici anni. L’incontro è avvenuto a bordo del veliero Vespucci, in una serata fatta di scambi culturali e sociali. C’erano anche alcuni fisici italiani che lavorano tra Sardegna e Tenerife e il console italiano Gianluca Cappelli Bigazzi. È stata una serata in cui mondi diversi si sono intrecciati, tutti uniti dal mare e dalla passione per arte, scienza e navigazione. Da qui è partita la lunga rotta verso sud, direzione Capo Verde, senza soste intermedie, affrontando sei notti di navigazione sotto un cielo stellato, con il mare come unico compagno.

Capo Verde: tra vento forte, rifornimenti e vita a bordo

La traversata ha portato l’equipaggio a Mindelo, il porto principale di Capo Verde e cuore pulsante della cultura locale. L’arrivo è stato segnato da forti venti che hanno impedito l’accesso immediato al porto, costringendo la barca a rimanere in rada per due giorni: un’attesa forzata che ha richiesto pazienza e attenzione. Una volta entrati in porto, si sono fatti rifornimenti fondamentali, dall’acqua ai generi di prima necessità, e si è sistemata l’imbarcazione.

Dopo una notte in mare, la tappa successiva è stata Praia, dove l’equipaggio si è fermato di nuovo in rada per completare alcune operazioni tecniche. In ogni porto e isola, il lavoro di manutenzione si è alternato alle riprese del film in corso, con escursioni e noleggio di auto per catturare immagini uniche dei paesaggi, fondamentali per raccontare il viaggio.

A bordo tra menù bilanciati e la caccia al pesce fresco

A bordo la vita segue un ritmo preciso. Tra i compiti dell’equipaggio c’è la gestione della cambusa, una vera sfida visto che le scorte devono coprire bisogni alimentari complessi per settimane. Per garantire una dieta varia e nutriente, si comprano prodotti portatili e si prepara un menù bilanciato, ricco di vitamine, proteine e carboidrati, per reggere il ritmo e evitare la noia.

Il pesce fresco è un lusso difficile da conquistare. L’equipaggio preferisce pescare da sé, evitando di comprarlo. Ma la pesca è stata un continuo tentativo: ami di varie misure, esche colorate e piume sono state lanciate in mare più volte senza successo. L’oceano ha regalato poche prede: qualche stenella, delfini giocosi, tartarughe e un pesce luna. Stormi di uccelli si sono fatti vedere a centinaia di miglia dalla costa, e in qualche rara occasione alcuni si sono posati sulla barca, forse stanchi dal lungo volo, per poi ripartire verso mete ignote.

Incontri in mare e la natura che sostiene il viaggio

Nonostante la difficoltà nel pescare, il mare ha offerto qualche sorpresa. Pesci volanti, spesso imprevedibili nelle traiettorie, sono finiti sulla tolda, diventando un pasto inaspettato. Il dialogo con l’oceano resta una continua scoperta, dove la natura si fa fonte di sostentamento e ispirazione. L’attesa di una preda, il rispetto per il mare e la pazienza insegnata da giorni lontani dalla terraferma tengono viva la storia di questa traversata.

Ogni onda, ogni incontro inatteso, ogni momento di calma o tensione costruisce, passo dopo passo, un quadro vero e profondo di un lungo viaggio nel cuore dell’Atlantico, specchio autentico della vita in barca.

Redazione

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