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Hella Jongerius: la designer olandese che sta rivoluzionando il design mondiale nel 2024

Hella Jongerius: innovazione tra artigianato, materiali e design contemporaneo

Nel 1993, Hella Jongerius si laureò alla Design Academy di Eindhoven con una tesi che già tradiva il suo spirito ribelle: tessuti gonfiabili e strutture tridimensionali fatte di plastica e stoffa, un mix insolito per quei tempi. Mentre il design internazionale oscillava tra le eccessive stravaganze di Philippe Starck e il rigore minimale di Jasper Morrison, lei tracciava una rotta diversa. Il suo interesse non era per le mode passeggere, ma per le materie, le tecniche artigianali e la sfida di coniugare la produzione fatta a mano con quella industriale. Quel cammino, all’apparenza laterale, ha finito per diventare un punto di riferimento imprescindibile nel design contemporaneo.

Materiali, artigianato e innovazione: gli inizi di Jongerius

Fin dall’inizio, Jongerius si è fatta notare per la sua curiosità senza confini verso i materiali. Nel 1993, il progetto di laurea sui tessuti gonfiabili ne è un chiaro esempio: superfici che si trasformano in volumi grazie a un gioco di texture e plastiche sovrapposte. In un momento storico in cui la tessitura o la ceramica erano considerate arti quasi superate, la giovane designer olandese ha stupito per la sua voglia di sperimentare, sporcandosi le mani senza paura. Questa attitudine si è manifestata subito nelle prime collaborazioni con Droog Design, il collettivo nato quell’anno da Gijs Bakker e Renny Ramakers, che portava una ventata di freschezza e irriverenza nel design europeo.

Tra i pezzi simbolo di quegli anni ci sono i Soft Urn, urne morbide fatte in gomma poliuretanica, un materiale allora poco usato nel design d’oggetti. La gomma lascia ben visibili le tracce del processo produttivo e reinterpreta forme classiche in modo inedito. Allo stesso modo, la Knitted Lamp mette insieme la luce con un rivestimento elastico in fibra di vetro resistente al calore, una combinazione insolita per quei tempi che rendeva il prodotto familiare ma anche nuovo. E il materassino da doccia, con il suo motivo morbido a pallini, è un altro esempio di questi esperimenti artigianali e visivi. Tutto questo dimostra la capacità di Jongerius di giocare sul confine tra fatto a mano e fatto in serie, mescolando tradizione e innovazione.

“Whispering Things”: la grande retrospettiva al Vitra Design Museum

Nel 2026 il Vitra Design Museum di Weil am Rhein dedica a Jongerius la sua prima grande retrospettiva, intitolata “Whispering Things”. Oltre 300 oggetti che raccontano tutta la sua carriera, dalle prime sperimentazioni fino ai progetti più recenti. La scelta del museo non è casuale: Jongerius collabora da anni con Vitra come direttrice artistica per colori e materiali e ha affidato proprio a loro la gestione del suo archivio personale, un patrimonio che racconta il suo percorso creativo.

Il titolo della mostra richiama oggetti silenziosi ma pieni di vita, capaci di “sussurrare” storie e memorie. La designer spiega che, guardando indietro, quelle cose parlano a voce alta. Ogni pezzo è un intreccio di ricordi personali, ricerca formale e identità artistica. L’archivio, che fino a ora pesava come un fardello, diventa ora fonte di nuova energia per il futuro. La mostra offre uno sguardo profondo sul suo lavoro, mettendo a fuoco la tensione continua tra manualità, narrazione e produzione industriale.

La sfida alle grandi aziende: artigianato nel design di massa

Una delle sezioni più interessanti della mostra si chiama Business Class, un chiaro richiamo all’esperienza di Jongerius nel mondo corporate e alle sue collaborazioni con nomi come KLM, Artek, Camper, IKEA, Maharam e naturalmente Vitra. Qui il design industriale tradizionale si mette in discussione: Jongerius inserisce dettagli irregolari, imperfezioni calcolate e tocchi artigianali che danno a ogni pezzo un’anima unica.

Per esempio, dal 2004 per Nymphenburg riprende motivi storici come cerbiatti e ippopotami in rilievo su porcellane ispirate al Rococò e all’Art Nouveau. Nei tappeti per Kvadrat e Maharam usa tecniche di tessitura avanzate che creano effetti dinamici, spostando l’attenzione dall’omogeneità fredda a un’“irregolarità” che dà vita ai disegni. Questo modo di lavorare sfida l’idea classica di perfezione industriale: un piccolo difetto diventa un segno distintivo, capace di infondere energia e carattere a un prodotto di massa.

Jongerius spinge così le aziende con cui collabora verso una produzione più sostenibile e ricca di sfumature. Non si limita a rispondere a richieste commerciali, ma crea un confronto che spesso porta a rivedere intere fasi della produzione. In questo modo costruisce un rapporto più profondo e duraturo con i suoi oggetti, ben oltre il semplice “design su misura”.

Colore e materia: le ricerche più recenti di Jongerius

Negli ultimi anni, Hella Jongerius ha concentrato la sua attività soprattutto sulla ricerca di colori e materiali, lasciando in secondo piano la progettazione di prodotti finiti. Come ha ricordato Rolf Fehlbaum, presidente emerito di Vitra, la designer porta avanti una ricerca quasi ossessiva che sfuma i confini tra arte e design. La mostra dedica uno spazio speciale a questa fase più recente.

La sezione Feeling Eye raccoglie studi sulla combinazione dei colori, con richiami alle sperimentazioni storiche del Bauhaus. Spicca l’installazione Coloured Vases: oltre 300 vasi identici nella forma, dipinti a mano con pigmenti e smalti autoprodotti. Sono disposti in modo da creare collage di colore sempre diversi, mettendo in primo piano le variazioni tonali come elemento centrale della riflessione.

Parallelamente, le sculture in ceramica della serie Angry Animals, presentate per la prima volta nel 2024 a New York, esplorano la materia in forme inquietanti, quasi “arrabbiate”. Un altro passo creativo che mette al centro la materia e il gesto manuale. Queste opere, esposte anche accanto al museo nel nuovo stagno progettato da Bas Smets, segnano un’estensione importante delle ricerche di Jongerius nella dimensione scultorea e tattile.

Questa fase segna un cambiamento: la designer si allontana dalla funzione tradizionale dell’oggetto per mettere colore e materia al centro, creando un dialogo tra natura, tecnica e percezione visiva. Le sue esplorazioni aprono così una nuova strada, che cambia non solo il modo di fare design, ma anche il modo di vivere lo spazio e l’esperienza estetica di tutti i giorni.

Redazione

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