La mente non è mai sola, dice Federica Torrenti, mentre mostra le sue fotografie. È questa l’idea al centro di La Fortezza, il progetto che le ha valso il premio Giovane Fotografia Italiana | Premio Luigi Ghirri 2026. La giovane fotografa bolognese, classe ’99, ha saputo intrecciare con rara sensibilità scienza e arte, trasformando concetti complessi in immagini che parlano al cuore.
Dietro quell’obiettivo, Torrenti porta una doppia anima: da un lato la sua formazione in Diagnostica per Immagini, dall’altro una profonda ricerca estetica. Il risultato? Un viaggio dentro la coscienza che smonta l’idea della mente come un’isola, per mostrarla invece come un’entità sempre connessa al mondo esterno.
Non è una sorpresa che il suo lavoro sia già stato premiato a Fotografia Europea 2025 e scelto per il programma Back and Forth di Fonderia 20.9. Ora, con i 4.000 euro del riconoscimento e una mostra personale alla Triennale di Milano, Federica si prepara a raccontare ancora più a fondo le “Voci” che abitano la nostra esistenza.
La tredicesima edizione del premio Giovane Fotografia Italiana non ha solo celebrato Federica Torrenti, ma ha messo in luce un’intera generazione di artisti emergenti provenienti da diverse regioni e realtà culturali. Karim El Maktafi ha ricevuto la menzione speciale “Nuove Traiettorie” dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma per il suo progetto Archivio del mare. Eva Rivas Bao è stata selezionata per il programma Photo-Match del Fotofestiwal di Łódź con il suo lavoro Una storia italiana.
Tra i premiati anche Anie Maki, vincitrice di un programma di letture portfolio organizzato dal festival Photoworks di Brighton. Questi riconoscimenti raccontano la vitalità della scena fotografica contemporanea italiana, che si muove agilmente tra contesti nazionali e internazionali, spaziando dal racconto sociale all’indagine scientifica, passando per contaminazioni culturali e linguaggi ibridi.
La formazione medica di Federica Torrenti, in particolare l’esperienza nella Diagnostica per Immagini, è un elemento centrale della sua pratica artistica. Medici e fotografi condividono l’atto fondamentale del “guardare” con attenzione, ma anche la voglia di mettere in luce ciò che a prima vista sfugge. L’immagine radiologica e la fotografia si incontrano così nella ricerca di significati nascosti, ricostruendo connessioni invisibili e ampliando la nostra comprensione del reale.
Torrenti racconta che la sua curiosità nasce da un’osservazione scrupolosa, unita alla spinta di spiegare fenomeni difficili da decifrare. L’arte diventa uno strumento parallelo alla scienza per narrare l’esperienza umana, andando oltre la semplice rappresentazione e stimolando una riflessione più profonda. La fotografia permette di catturare e comunicare quell’ambiguità che è insita nella percezione, mantenendo vivo il senso senza bisogno di rinchiuderlo in definizioni rigide come succede con la parola scritta.
La Fortezza ribalta l’idea tradizionale della mente come un luogo chiuso, isolato dal resto del mondo. Torrenti parte da un’idea neuroscientifica e filosofica per mostrare le continue interazioni che animano la coscienza, in un’epoca segnata dall’individualismo e dalla digitalizzazione. Il progetto si basa su una metafora potente: la mente non è un cerchio che si chiude, ma una spirale aperta, dove la percezione di sé nasce da un intreccio costante con l’altro.
Per dare forma a un concetto così complesso e astratto, l’autrice ha scelto un linguaggio sintetico e metaforico, preferendo immagini che suggeriscono più che spiegare. Un racconto fatto di metafore che richiama allo stesso tempo la poesia e la logica scientifica, trasformando la fotografia in un dialogo tra percezione e realtà. Così si scioglie il confine rigido tra esperienza individuale e collettiva, aprendo la strada a una riflessione sulle relazioni che definiscono chi siamo.
Il tema di questa edizione, “Voci”, ha dato a Torrenti lo spunto per esplorare il rapporto tra ascolto ed espressione. Nel suo lavoro emergono immagini che mescolano dettagli anatomici, naturali e scientifici per raccontare quel coro di stimoli e segnali che attraversano la coscienza umana. Per lei, la voce non è solo uno strumento di comunicazione individuale, ma un invito a riscoprire un suono più profondo, antico, che abita dentro ciascuno di noi.
Il messaggio è chiaro: la coscienza è porosa, sempre aperta al dialogo con l’ambiente e il mondo esterno. La fotografia diventa così una pratica capace di mostrare questa interconnessione, facendo emergere come la voce di un individuo si intrecci in una rete di relazioni invisibili. Il progetto invita a superare l’idea di un io isolato e a valorizzare invece il legame continuo con ciò che ci circonda, sia esso umano o no, materiale o immateriale.
Ricevere un premio intitolato a Luigi Ghirri è per Torrenti una tappa importante, sia dal punto di vista artistico che personale. Le fotografie di Ghirri, da sempre suo modello e fonte di ispirazione, hanno segnato il modo in cui lei vede e interpreta il quotidiano. Il punto in comune tra i due sta nell’attenzione al rapporto tra percezione e realtà e nella ricerca di immagini capaci di coniugare osservazione critica e poesia.
Anche se i temi affrontati sono diversi — con Torrenti più legata alla biologia e alle neuroscienze — il filo che li unisce è l’attenzione all’esperienza umana nella sua interezza. Lei spiega che il suo lavoro mantiene un equilibrio tra rigore scientifico e profondità simbolica, dove la componente poetica è parte integrante dell’essere umano. Questa visione condivisa spinge lo sguardo oltre la semplice registrazione del reale, per cogliere sensazioni sottili che entrano nel modo in cui comprendiamo il mondo.
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