Avram Miller, 81 anni e una carriera da gigante nella tecnologia, ha scelto Genova per un progetto che potrebbe rivoluzionare il modo in cui l’Italia affronta l’invecchiamento della popolazione. Ex vicepresidente di Intel e pioniere del corporate venture capital, Miller non vede la terza età come un peso, ma come una risorsa da valorizzare. Genova, con la sua struttura demografica e le sue infrastrutture, diventa il terreno ideale per un polo che unisce università, centri di ricerca e investimenti privati. Non un semplice centro per anziani, ma un ecosistema che mette gli over 65 al centro, trasformandoli in protagonisti attivi della società e dell’economia. Un’idea ambiziosa, pronta ad attirare talenti e a sviluppare tecnologie innovative per migliorare la vita di chi ha superato i 65 anni.
Miller e la sua scommessa: fare della silver economy un motore di sviluppo
Avram Miller non è un teorico, ma uno che ha costruito pezzi importanti del venture capital mondiale. La sua storia parte dalla medicina e dalla tecnologia: nel 1966 ha creato il primo biofeedback all’Università della California San Francisco e negli anni Settanta ha fondato il Thoraxcenter di Rotterdam, un centro all’avanguardia per lo studio delle malattie cardiovascolari con l’uso dell’informatica. Ha avuto un ruolo chiave nello sviluppo di Internet nelle case e ha dato vita a Intel Capital, uno dei fondi più influenti per finanziare startup tecnologiche. Dopo esperienze in Israele e Finlandia, ora ha deciso di mettere il suo impegno nel nostro Paese, spinto dalle sfide demografiche italiane. Per lui la longevità non è un peso, ma un’opportunità da trasformare in “oro”. Il suo progetto prevede un ecosistema che unisca ricerca accademica, innovazione tecnologica e trasferimento industriale, ispirandosi al modello del Media Lab del MIT, dove discipline diverse si incontrano per creare valore concreto. L’obiettivo non è solo allungare la vita, ma cambiare profondamente la società e l’economia italiana.
Genova, il crocevia ideale tra demografia e innovazione tecnologica
Genova emerge come la scelta naturale per questo progetto. La città ligure, secondo i dati del 2025, conta quasi il 30% di popolazione over 65, una delle percentuali più alte in Italia, mentre i giovani sono sotto la media nazionale. Qui si trova anche il quartier generale dell’Istituto Italiano di Tecnologia , un punto di riferimento per la ricerca su robotica, intelligenza artificiale, salute e tecnologie assistive come gli esoscheletri. Questo mix di fattori demografici e tecnologici crea un terreno fertile per un hub che possa sviluppare soluzioni concrete alle sfide dell’invecchiamento: dalla produttività sul lavoro alla prevenzione sanitaria, dall’autonomia personale alla lotta contro la solitudine. Inoltre, Genova ha un tessuto accademico e imprenditoriale pronto a confrontarsi con questi temi, capace di attirare investimenti e giovani talenti interessati a lavorare su una questione cruciale a livello globale.
Tra burocrazia e cultura imprenditoriale: gli ostacoli da superare
Non mancano però le difficoltà. Miller non le nasconde: in Italia la burocrazia è un peso che rischia di bloccare le idee prima ancora che partano. Per un investitore con la sua esperienza, i tempi lunghi e le regole complesse sono un freno pesante, soprattutto quando la velocità conta. A questo si aggiunge una cultura d’impresa che fatica ad attrarre capitali e imprenditori stranieri, spesso scoraggiati da mancanza di trasparenza e condizioni poco chiare. Per far decollare il progetto serve un cambio di passo: snellire le procedure, aprirsi al capitale privato internazionale e creare un ambiente più dinamico per gli affari. Solo così l’Italia potrà trasformare l’innovazione, la salute e lo sviluppo economico nel settore della longevità in una vera opportunità.
Come sarà il polo per la longevità: ricerca, tecnologia e investimenti privati
Il centro che Miller immagina non è una grande startup, ma un sistema ben organizzato. Al centro ci sarà la ricerca universitaria, con l’ipotesi di una cattedra dedicata alla longevità e alle politiche demografiche. L’Istituto Italiano di Tecnologia darà una mano con le ultime novità in robotica, intelligenza artificiale applicata alla salute e dispositivi per l’autonomia. Il trasferimento tecnologico sarà la spina dorsale per la nascita di nuove imprese e partnership industriali focalizzate sui bisogni reali degli anziani: coesione sociale, welfare innovativo e modelli di lavoro per gli over 65. Sul fronte finanziario, la maggior parte dei fondi dovrà arrivare dal settore privato e dal venture capital, per garantire efficienza e rapidità. Il denaro pubblico, secondo Miller, rischia di appesantire i tempi e complicare troppo le cose. L’idea è creare un modello italiano di innovazione che prenda spunto da realtà come Silicon Valley o Tel Aviv, ma che rispecchi le caratteristiche del nostro Paese.
La sfida è chiara: trasformare quella che oggi sembra una difficoltà demografica in un’opportunità economica e sociale di portata globale. Miller ha tracciato una strada precisa: mettere insieme eccellenze scientifiche, tecnologie emergenti, capitali privati e alleanze strategiche per costruire un modello italiano di sviluppo sostenibile e inclusivo. La longevità diventa così non solo un tema di salute o sociale, ma un volano per innovare, attrarre talenti e ridisegnare il futuro del Paese. Nel cuore di Genova sta nascendo un progetto con ambizioni che vanno ben oltre i confini nazionali.
