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Accessibilità musei italiani: la prima mappatura svela potenzialità e criticità

«Entrare in un museo dovrebbe essere un’esperienza senza ostacoli, un invito aperto a tutti, senza eccezioni». Eppure, la realtà racconta tutt’altro. Non basta mettere una rampa o un bagno attrezzato per definire davvero accessibile uno spazio culturale. Questo è il nodo cruciale emerso al convegno della Triennale di Milano, dove Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei hanno svelato la prima mappatura dettagliata sull’accessibilità dei musei in Lombardia e in alcune province del Piemonte. Un’indagine che coinvolge 255 strutture, mettendo in luce i progressi fatti ma anche le difficoltà che persistono, specialmente per chi arriva con bambini piccoli o per le persone con disabilità. Luci e ombre, insomma, in un percorso ancora tutto da completare.

Bambini nei musei, tra buone idee e strutture da migliorare

Spesso si sottovaluta la presenza dei più piccoli nei musei. Eppure, dal report emerge che molte realtà offrono programmi pensati per i bambini da 0 a 6 anni: parliamo del 41% delle istituzioni che mettono in campo iniziative educative e mediazioni ad hoc. Un segnale positivo che mostra come qualcuno punti davvero a coinvolgere i più giovani.

Ma le cose cambiano quando si parla di spazi. Il 40% dei musei non ha ambienti dedicati ai piccoli visitatori e metà non dispone di servizi base come fasciatoi o aree per le famiglie. Solo un terzo offre zone per parcheggiare i passeggini. Allestimenti a misura di bambino, percorsi tattili o semplificati restano ancora un’eccezione. Questo divario fra proposte educative e strutture limita l’autonomia delle famiglie con neonati o bimbi in età prescolare.

Un altro dato importante riguarda i più piccoli, quelli da 0 a 3 anni: solo il 26% dei musei li considera un pubblico a sé, con esigenze specifiche. La ricerca indica quindi la necessità di riconoscerli come veri e propri portatori di diritti culturali, non solo accompagnati o spettatori occasionali.

Disabilità e musei: barriere architettoniche in calo, ma serve più autonomia

Sul fronte dell’accessibilità fisica, i musei italiani mostrano segnali concreti di miglioramento. Oggi il 77,3% ha servizi igienici accessibili e il 63,1% permette di muoversi senza barriere o offre soluzioni alternative. Anche l’aspetto economico sembra più inclusivo: oltre il 90% garantisce l’ingresso gratuito alle persone con disabilità, e l’81% estende questa opportunità agli accompagnatori.

Ma il vero ostacolo resta la mancanza di supporti per vivere la visita in autonomia. Più della metà dei musei non dispone di strumenti multisensoriali, e quasi l’80% non offre mappe tattili, fondamentali per chi ha problemi di vista. Didascalie semplificate e informazioni accessibili sono ancora troppo rare.

Dietro queste carenze non c’è solo una questione di soldi, ma spesso l’assenza di una progettazione pensata davvero per l’accessibilità. Quasi metà dei musei non ha un responsabile dedicato a questo tema, e l’accessibilità raramente compare nei documenti strategici o nelle linee guida istituzionali.

Verso musei più inclusivi: investimenti e progetti in arrivo

La mappatura non si limita a fotografare la situazione, ma vuole spingere verso un cambiamento concreto. I dati raccolti sono la base per una nuova stagione di investimenti e politiche culturali. Fondazione Cariplo ha annunciato un impegno importante con i progetti Anita. L’infanzia prima e Destinazione Autonomia sono due programmi da 40 milioni di euro pensati per migliorare l’accessibilità nei musei.

Tra le iniziative in arrivo ci sono bandi per le strutture culturali e percorsi di formazione per gli operatori museali. L’obiettivo è rafforzare le competenze sull’inclusione, stimolare idee nuove e favorire collaborazioni tra territori.

Il messaggio è chiaro: «l’accessibilità non può più essere un’opzione o un’aggiunta. Deve entrare nel cuore di come si progettano spazi, servizi, comunicazione e gestione dei musei.» Solo così i musei italiani potranno diventare davvero luoghi aperti a tutti, senza eccezioni.

Redazione

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