Categories: Cultura

A Spoleto la mostra-omaggio a Filippo Marignoli, l’artista eroe dei Sei di Spoleto

«Un salto nel vuoto»: così si presenta la mostra su Filippo Marignoli, allestita a Palazzo Collicola a Spoleto fino a gennaio 2027. Raramente capita di assistere a una rassegna che riesca a far emergere con tale forza un artista dimenticato, mescolando con maestria memoria storica e un linguaggio pittorico unico. Marignoli, nato a Perugia nel 1926 e morto a Seattle nel 1995, è stato una figura discreta ma fondamentale dell’arte italiana del dopoguerra. Non soltanto un pittore dal tratto inconfondibile, ma un uomo che ha attraversato città come Spoleto, Roma, New York, Honolulu e Parigi, assorbendo da ognuna impulsi concreti e vitali che hanno nutrito la sua creatività.

Marignoli e il dopoguerra italiano: un contesto di fermento e indipendenza

Filippo Marignoli emerge insieme ai Sei di Spoleto, un gruppo di pittori formato anche da Giuseppe De Gregorio, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Piero Raspi e Bruno Toscano. Sono anni in cui in Italia si affermano movimenti come l’Ultimo Naturalismo di Francesco Arcangeli a Bologna. Critici come Fabio Sargentini, in una conversazione con Saverio Verini, hanno definito questa corrente come una “variante italiana dell’Informale”. Un capitolo spesso sottovalutato, tanto che già negli anni Settanta Sargentini parlava ironicamente di una “sfortuna” critica di questa esperienza, invitando a un riesame più attento. In questo clima, Marignoli si distingue per una forte indipendenza: sviluppa subito uno stile personale, lontano dalle influenze dominanti del momento.

Gli anni Cinquanta sono decisivi per la sua crescita. Nei paesaggi e nelle nature morte, come “Paesaggio a Colleferretto” e “Natura morta con fiori secchi” , si avverte la volontà di rompere con i rigori del post-cubismo e del picassismo. A influenzare questo slancio è anche Leoncillo, che condivide con Marignoli e altri artisti dell’Italia centrale e del Nord un desiderio di rinascita creativa dopo la guerra. È un movimento collettivo, fatto di spirito e tecnica, che segna una delle direttrici più autentiche dell’arte italiana del dopoguerra. Le tele di quegli anni raccontano una ricerca intensa della luce che emerge dal buio, un contrasto materico e cromatico che Sargentini ha spesso sottolineato.

Dalla materia densa agli “Paesaggi Verticali”: l’evoluzione tra Cinquanta e Settanta

Negli anni successivi Marignoli si dedica a opere più complesse, come “Naufragio” e i “Nubifragio n. 3 e n. 4” . Qui la materia si fa più spessa, si addensa in vortici intensi che evocano la natura sconvolta e tumultuosa. Davide Ferri ha descritto queste tele come tensioni materiche, con scoppi e fratture cromatiche che richiamano chiaramente il linguaggio di Leoncillo. Questo momento introduce una novità nel suo percorso: lo sviluppo verticale, che nei primi anni Settanta diventerà più stilizzato, quasi etereo.

Proprio in quegli anni arriva una trasformazione radicale del suo linguaggio. I “Paesaggi Verticali” – spesso visti come una svolta improvvisa – in realtà nascono da queste prime sperimentazioni più materiche e drammatiche. La mostra di Spoleto ha il merito di restituire senso e continuità a questa evoluzione, mettendo in fila le opere e mostrando chiaramente come si collegano nel tempo, senza strappi improvvisi.

Gli anni Sessanta: aperture internazionali e nuove influenze

Negli anni Sessanta Marignoli si apre a influenze che riflettono la sua visione internazionale. Nei lavori dei primi anni Sessanta, come i “Senza titolo. New York”, si riconoscono richiami a figure americane come Mark Tobey, Philip Guston e Jackson Pollock. Questo dialogo con l’arte d’oltreoceano amplia la sua ricerca, inserendola in un contesto più ampio ma sempre con una forte identità. È un periodo di grandi cambiamenti nel mondo dell’arte: nascono la Pop Art e il Nouveau Réalisme, movimenti che mettono in discussione molte certezze dell’Informale.

Fabio Sargentini sottolinea come queste correnti abbiano rivoluzionato molti artisti italiani: mentre alcuni, come Leoncillo, rifiutarono il cambiamento, altri – tra cui Marignoli – si adattarono, sperimentando nuove strade espressive. I frequenti viaggi e soggiorni all’estero sono stati decisivi: gli hanno permesso di assorbire sensibilità diverse e trasformare il proprio linguaggio. Ne nasce una doppia faccia dell’artista, una versatilità rara che solo una mente aperta e un’esperienza internazionale possono spiegare.

“Homesick” : la tela simbolo di un artista globale

Tra le opere esposte, “Homesick” del 1972 è uno snodo cruciale. Questo dipinto, ricco di suggestioni, sintetizza le riflessioni di Marignoli tra fine anni Sessanta e primi Settanta. Qui si intravedono i “Paesaggi Verticali”: l’uso del colore e della forma richiama l’Espressionismo Astratto freddo e il Color Field di artisti come Newman e Still, ma anche elementi tipici di autori italiani di quegli anni, come Schifano e Mambor.

Il soggetto è una figura di spalle con una giacca a righe chiare, assorta e malinconica, che guarda una lettera appena letta e volge lo sguardo verso un paesaggio lontano, carico di nostalgia e memoria. L’immagine parla di temi universali come lo sradicamento e la nostalgia, riflettendo la stessa condizione di Marignoli, artista nomade e cosmopolita. Nel suo percorso si intrecciano città e continenti: dalla natia Spoleto a Roma, Parigi, fino agli Stati Uniti, tra New York e Honolulu. Da ognuno di questi luoghi ha tratto stimoli che hanno alimentato la sua creatività.

Il lavoro di Marignoli si inserisce così nel quadro più ampio della pittura globale degli anni Settanta, non chiusa in confini nazionali ma aperta ai grandi scenari internazionali. La mostra di Spoleto è un’occasione preziosa per scoprire questa ricchezza e complessità, un percorso che merita di essere seguito con attenzione e approfondito.

Redazione

Recent Posts

Il Gigantesco Ex Voto del Seicento che ha Salvato la Memoria di un Brigante a Montecastello di Tignale

Sul Montecastello, a Tignale, un quadro enorme si staglia contro il cielo: è forse il…

2 ore ago

Bending Spoons, l’IPO silenziosa che scuote il mercato startup italiano

Il debutto di Bending Spoons al Nasdaq, previsto per il 2026, segna un passo importante…

6 ore ago

Ex deputato leghista Pretto passa a Forza Italia: “Qui ritrovo i miei valori dopo 20 anni”

«Non condivido più la linea politica». Sono parole pesanti, quelle di chi, dopo vent’anni, decide…

6 ore ago

Estate 2026: Le Grandi Scoperte Archeologiche in Italia tra Mosaici Paleocristiani, Relitti e l’Antica Città Maya

Nel cuore del 2026, sotto il sole caldo del Sud Italia, un mosaico antico è…

7 ore ago

One-Person Unicorn: come il network esterno è la chiave del successo per startup innovative

Il mito dell’imprenditore solitario e l’importanza del network “Il mito dell’imprenditore solitario che, armato solo…

22 ore ago

Pizzaballa: La pace dall’alto è fallita, ora serve ripartire dal basso

«Non possiamo restare fermi solo al dolore», ha detto un sacerdote durante l’ultima messa. In…

24 ore ago