Nel cuore di Trastevere, un ex deposito di metalli si è risvegliato a nuova vita. Quelle pareti, un tempo silenziose custodi di materiali industriali, ora accolgono colori, forme e idee. L’Accademia di San Luca ha dato vita a “Ripense“, uno spazio dove arte e cultura si intrecciano senza rinunciare alla memoria del passato. Le ampie finestre lasciano entrare una luce naturale che illumina le opere, mentre le travi d’acciaio raccontano storie di un’epoca diversa, conferendo all’ambiente un fascino unico. Qui, l’antico incontra il contemporaneo in un dialogo che prende forma sotto gli occhi dei visitatori.
L’edificio di Lungotevere Ripa, all’angolo con Via Ripense 6, racconta ancora il passato industriale di Roma. Nato come deposito e magazzino per ferro e metalli, conserva intatta la sua anima originaria. Circa 400 metri quadrati di spazio aperto, con alte volte e robuste travi metalliche, ricordano i tempi in cui merci pesanti venivano caricate e scaricate ogni giorno. Qui Ripense trova la sua forza: una perfetta armonia tra struttura e funzione espositiva, che valorizza l’uno senza snaturare l’altra.
Tra il 2016 e il 2025, lo spazio ospitò la galleria d’arte contemporanea T293, che rispettò con cura le caratteristiche architettoniche originali. Poi la proprietà passò alla Fondazione Toti Scialoja, che aveva in mente un progetto per la sede, mai realizzato. Alla fine, l’Accademia di San Luca ha preso in mano le redini, trasformando l’area in un polo culturale più ampio. Un esempio concreto di come Roma riesca a recuperare i suoi spazi industriali, facendone luoghi vivi e creativi.
Per l’inaugurazione, Ripense ospita una mostra dedicata a Julian Beck , artista e teatrante americano di grande rilievo. Beck fu attore, regista, pittore e scrittore, noto soprattutto come cofondatore del Living Theatre con Judith Malina. L’esposizione – curata da Lorenzo Mango e realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli – mette sotto i riflettori la sua pittura, spesso meno conosciuta rispetto al suo lavoro teatrale.
Sono circa 40 le opere esposte: dipinti e disegni realizzati tra il 1944 e il 1958, accompagnati da fotografie, manifesti, bozzetti, costumi e materiali d’archivio del Living Theatre. Il percorso racconta l’evoluzione di Beck come pittore, iniziata nel 1943 dopo il ritorno a New York e l’abbandono degli studi a Yale. La sua pittura, laboratorio creativo per il teatro, si inserì nel circuito dell’Espressionismo astratto, grazie anche al contatto con la galleria Art of This Century di Peggy Guggenheim.
Nel 1958 Beck si dedicò solo al teatro, che definiva “l’arte più sociale”, portando però sul palco la sensibilità cromatica e compositiva maturata nella pittura. Solo nel 1982 tornò a dipingere, realizzando il fondale per The Yellow Methuselah, un’opera che fonde pittura e spazio scenico. Questa mostra è la prima grande ricostruzione del suo percorso pittorico, fondamentale per capire la sua figura artistica nella sua interezza.
Lorenzo Mango, curatore della mostra, descrive Julian Beck come una figura complessa e fuori dagli schemi del Novecento. Per Beck, arte e teatro erano un’estensione della vita. La sua pratica artistica univa strettamente arte, vita e impegno sociale.
Secondo Mango, Beck non creava solo spettacoli o quadri, ma interi mondi. Il suo pensiero anarchico si traduceva in una scelta di vita pacifista, animata da un’utopia che permeava tutta la sua opera, pittura compresa. Il lavoro pittorico di Beck, spesso trascurato, è invece chiave per capire il suo sviluppo artistico. La mostra vuole restituire una visione completa della sua identità, mettendo in luce i legami tra le sue diverse forme d’arte e il contesto culturale in cui ha lavorato.
Ripense si trova in Via Ripense 6, nel cuore di Trastevere a Roma. Lo spazio apre al pubblico dal 10 luglio al 14 novembre 2026, dal martedì al sabato, dalle 15.30 alle 20. L’ingresso è gratuito, mentre domenica e lunedì lo spazio resta chiuso.
Questa nuova realtà amplia l’offerta culturale della città, unendo la storia industriale di Roma a progetti artistici contemporanei. La mostra su Julian Beck è il primo passo per animare questo spazio e riportare alla luce figure meno note, ma fondamentali, nell’arte e nel teatro del Novecento.
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