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A Napoli il presepe si reinventa: la mostra Living Collapse al Museo Madre con tre artisti emergenti

Davanti a “Living Collapse” al Museo Madre di Napoli, non si può fare a meno di fermarsi. Samuele Piazza, che ha lavorato alle OGR di Torino, ha messo insieme un progetto che trasforma il presepe napoletano in uno specchio molto più profondo. Non è solo tradizione riproposta, ma un vero e proprio dialogo con la società di oggi, una riflessione sulle rovine che ci circondano e sulle crisi che attraversiamo. Napoli, con le sue stratificazioni storiche e la sua anima complicata, diventa il palcoscenico ideale per questo incontro tra passato e presente, tra cultura popolare e arte contemporanea.

Dal premio Meridiana nasce “Living Collapse”

La mostra è frutto del premio Meridiana, promosso dal Museo Madre e dagli Amici del Madre ETS, con il sostegno di Antony Morato e Fondazione Tridama ETS. Questo premio vuole dare voce alla ricerca curatoriale e artistica emergente in Campania e nel Sud Italia. Samuele Piazza, vincitore insieme a Gabriella Rebello Kolandra della prima edizione, ha sviluppato proprio con “Living Collapse” il progetto che ha convinto la giuria. Il legame con il territorio resta centrale, ma Piazza va oltre: legge il presepe non come semplice folklore, bensì come un racconto vivo, capace di interrogare il presente.

Il progetto nasce da una ricerca curata dal museo e costruita insieme agli artisti coinvolti. Qui tradizione e sperimentazione si incontrano. Piazza vede nel presepe una metafora potente per raccontare la complessità del mondo contemporaneo. Non è solo un simbolo religioso, ma un’idea di rovina e rinascita, dove la crisi diventa occasione di cambiamento e non solo distruzione.

Presepe: paesaggio in decadenza e scrigno di memoria

Il titolo “Living Collapse” riassume questa doppia anima del presepe. Piazza si ispira all’idea di “rovine a rovescio” di Robert Smithson, secondo cui le opere nascono già come rovine. Napoli, città piena di vestigia e stratificazioni, è il luogo giusto per approfondire questo concetto. Qui il presepe diventa un “paesaggio in decadenza” ma anche un luogo di immaginazione e memoria.

Nel presepe si racconta una realtà fatta di fragilità, crisi e speranze di rinascita. Le sue figure non sono solo personaggi religiosi, ma attori di una narrazione che si rinnova continuamente, dove identità e ambienti si ridefiniscono. La mostra invita a guardare oltre le rovine, non solo come segni di disfacimento, ma come elementi che costruiscono senso e futuro.

Tradizione e contemporaneo a confronto sul presepe

Uno dei punti forti di “Living Collapse” è il confronto tra diverse letture del presepe. Al Museo Madre sono esposti il “Presepio” di Jimmie Durham e un presepe tradizionale di Giuseppe Ercolano. Da una parte un artista con radici culturali lontane dalla religione, dall’altra un artigiano profondamente legato alla tradizione napoletana. Piazza fa dialogare queste due visioni, mostrando quante sfumature può avere oggi il presepe.

Il presepe di Ercolano, tolto dal suo contesto domestico e messo in museo, si trasforma in una scultura potente, che supera il ruolo di semplice oggetto folcloristico. Il lavoro di Durham invece spinge a guardare oltre le aspettative tradizionali, aprendo a prospettive critiche e nuove interpretazioni. A questo dialogo si aggiungono le opere site specific di Andrea Bolognino, Effe Minelli e Raffaela Naldi Rossano, ognuno con il proprio sguardo sulle rovine e sulla trasformazione.

Gli artisti e il loro sguardo su rovine e identità

Samuele Piazza ha coinvolto tre artisti campani con linguaggi diversi. Andrea Bolognino usa materiali di scarto e li mescola con elementi organici come funghi e muffe. Le sue sculture sembrano organismi in continuo mutamento, tassonomie di oggetti che ritrovano un nuovo senso. Il risultato è un’evocazione di scenari post-apocalittici, con un forte richiamo ecologico e una materia viva.

Effe Minelli porta un tocco inquietante e grottesco. La sua installazione parla della morte attraverso un essere ibrido che invade lo spazio del museo, sfidando chi guarda a confrontarsi con l’inevitabile. Il suo lavoro mescola ironia nera e carica espressiva, spingendo a ripensare il modo di rappresentare la fine nell’arte contemporanea.

Raffaela Naldi Rossano si concentra sulla memoria e sull’identità legata ai luoghi abitati. Partendo dallo studio della casa della nonna, oggi in uno stato di sospensione, costruisce un racconto di intimità rimodellata. La sua opera entra in dialogo con la tradizione del presepe, capace di raccontare vite e storie molteplici.

La mostra: un dialogo tra architettura, comunità e tradizione

“Living Collapse” si sviluppa negli spazi del Museo Madre con un percorso studiato nei dettagli, che sfrutta la struttura dell’edificio per creare un flusso continuo. La prima stanza si apre con una vista sul centro storico di Napoli, un richiamo diretto al legame tra arte e città. L’allestimento mette in risalto il dialogo tra artisti, curatore e pubblico, trasformando il museo in un luogo vivo e partecipato.

Il presepe, con il suo carattere collettivo e stratificato, diventa spunto per ripensare il museo non come contenitore statico, ma come organismo dinamico dove tradizione, comunità e innovazione convivono. Le opere site specific dialogano con l’architettura e con la storia della città, coinvolgendo il visitatore in una narrazione che va oltre l’arte.

Guardare il presente con gli occhi del presepe

La mostra invita a vedere la realtà di oggi in modo diverso, rompendo con le gerarchie visive e concettuali a cui siamo abituati. Nel presepe, il soggetto più sacro non è al centro, ma si scopre esplorando con attenzione gli spazi e i dettagli meno evidenti. Questo approccio apre a una lettura più complessa della contemporaneità, dove anche ciò che sta ai margini può avere un peso importante.

“Living Collapse” rilancia il presepe come un dispositivo culturale capace di condensare memorie, trasformazioni e contraddizioni. Un vero e proprio specchio di Napoli e del suo rapporto con il tempo, la rovina e la rinascita. La mostra è aperta al Museo Madre fino al 18 ottobre 2026, tracciando un filo che unisce arte, storia e cultura in un dialogo continuo e fecondo.

Redazione

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